C’è tutto il dramma della privazione della libertà in questo nuovo sentito componimento poetico di Vincenzo Parisi. Si pensa si tratti di uccellini ma la gabbia può coinvolgere la vita di molti esseri viventi. L’immedesimazione rende questi versi crudi e terribili.
La gabbia
Guardo fuori
Io chiuso qui
Il mio orizzonte fatto di linee verticali.
Non vedo forme naturali.
Non vedo ciò che a creato Dio per tutti forse anche per noi.
Son qui da sempre
Dapprima ero un uovo,
Il mio sogno era volare
Crescevo al buio ma sentivo
la voglia di uscire e muovere le mie piccole ossa.
Quando si schiuse l’uovo vidi la luce sentii la musica felice dei miei genitori.
Dapprima pensavo fosse una culla che avrei lasciato presto
Ma gli sguardi tristi dei miei genitori celavano qualcosa di scuro.
Rimbalzavamo di legno in legno in pochi centimetri e così per migliaia di volte in pochi centimetri.
Mi resi conto che quella gabbia era la mia casa.
Dovevo stare lì sino l’ ultimo battere d ‘ali
La tristezza mi avvolse
quando capii che non eravamo nati per noi. Ma per essere ascoltati,da quelli li di fuori. Ascoltati nel nostro pianto che loro chiamano canto.
Vincenzo Parisi
Gennaio 2025
