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Manziana si Rinnova: Torniamo a parlare di Acea

Eh sì, perché ACEA non è solo nei nostri pensieri, o meglio nei nostri incubi peggiori, ma anche nel nostro discorrere quotidiano.

Infatti tutte quelle possibili criticità che avevamo paventato al momento del passaggio di gestione al privato, vengono fuori puntualmente.

Così siamo passati dall’esproprio della preziosa risorsa pubblica concentrata nel Lago di Bracciano, per un utilizzo delocalizzato, vicenda tutt’altro che terminata, ai ritardi negli allacci delle nuove forniture, ai ritardi nella manutenzione e negli interventi, alle difficoltà, tuttora irrisolte, di comunicazione tra clienti e impresa, fino all’ultimo grave fenomeno di questi giorni.

Alcuni concittadini si sono visti inibita l’erogazione del vitale liquido, con tanto di apposizione del sigillo al contatore, a fronte di bollette non recapitate, affidate a servizi privati, o di inconsueti elevati consumi rilevati da contatori obsoleti e malfunzionanti oppure calcolati su ipotetiche e fantasiose presunzioni.

È questo il risultato della mancanza di comunicazione tra utente e gestore che temevano quando avevamo contestato la mancanza, nella convenzione, dell’obbligo a carico del gestore dell’istituzione di un referente sul territorio, un referente edotto delle problematiche della zona e che potesse intervenire a risolvere le criticità più gravi.

Viceversa temevamo una rigida gestione informatizzata e un gestore irraggiungibile.

E questo è proprio quello che è successo! La mancanza di comunicazione ha generato il blocco della fornitura.

Ma c’è di più.

Perché ad aggravare la situazione c’è l’esigenza di ACEA di aumentare gli utili -ricordiamo che la metà del pacchetto azionario è detenuto da azionisti privati fra cui fondi di investimento e società finanziarie- che ha fatto sì che il servizio di recapito delle bollette fosse affidato ad azienda privata e, come nelle migliori vicende, a poca spesa è corrisposta poca impresa: le bollette non sono arrivate e neanche si sa dove andare a recuperarle. Oltretutto non è facile per tanti utenti disporre di un accesso informatizzato alla propria area riservata su MyAcea e tenere sotto controllo bollette, scadenze e pagamenti. Ricordiamo che dove la popolazione ha un’età media più alta, è maggiore l’inaccessibilità agli strumenti online.

Il risultato è che la fornitura viene sospesa e poco importa se l’utente è anziano e gravemente malato, come in uno dei casi segnalati. Tutto risponde ad un automatismo insensato.

Ma la sospensione della fornitura di un bene primario ed essenziale come l’acqua viene interpretata dalla Corte di Cassazione e da diversi Tribunali come un autentico reato commesso nei confronti del cittadino.

Inoltre con la delibera n. 311/2019/R/idr l’ARERA, Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ha dettato regole ben precise per i gestori, regole che escludono la sospensione della fornitura, limitandone l’adozione a pochi, gravissimi casi preceduti da comunicazione e messa in mora, e comunque non prima di un periodo di flusso limitato, pari a 50 litri/abitante/giorno, escludendo nel modo più assoluto il distacco ad utenti in documentato stato di disagio economico-sociale.

Sappiamo che tutto questo alle banche non interessa.

E i nostri organi politici e amministrativi come intendono risolvere questa ingiustizia?

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