La CGIL Civitavecchia Roma Nord Viterbo esprime una forte e crescente preoccupazione per il futuro di Civitavecchia, del suo porto, delle sue aree industriali e dell’occupazione, di fronte all’assenza di scelte chiare e responsabilità assunte da parte del Governo, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Lazio.
Il quadro che si sta delineando è quello di un territorio lasciato in una condizione di sospensione permanente: nessuna decisione definitiva sul destino della centrale di Torrevaldaliga Nord, nessun atto formale sulla fase post-carbone, nessun cronoprogramma credibile per la riconversione industriale ed energetica. In questo contesto, il mantenimento dell’impianto ENEL in regime di cosiddetta “riserva fredda” non rappresenta una soluzione, ma un fattore di blocco strutturale che paralizza il presente e ipoteca il futuro.
Le conseguenze sono già evidenti. L’incertezza istituzionale produce effetti concreti e pesanti sul lavoro: posti persi, professionalità disperse, indotto impoverito, nuove assunzioni negate. I settori coinvolti, subiscono le ricadute di una transizione mai governata, mentre ai lavoratori viene chiesto di pagare il prezzo dell’indecisione politica.
La “riserva fredda” non tutela l’occupazione né crea le condizioni per nuova occupazione. Al contrario, vincola aree strategiche, infrastrutture e banchine fondamentali per lo sviluppo del porto e le zone retroportuali, impedendo
l’insediamento di nuove attività produttive, industriali e portuali che potrebbero generare lavoro stabile e qualificato. È un meccanismo che congela ogni prospettiva di diversificazione economica e che rischia di trasformare Civitavecchia in un territorio prigioniero di un grande sito industriale inattivo e improduttivo.
A rendere il quadro ancora più grave è il ritardo sulle politiche per le energie rinnovabili, a partire dalla mancata attivazione delle aste per l’eolico offshore previste dal Decreto FER2. Questa scelta mina la credibilità delle politiche di transizione energetica e blocca opportunità reali di reindustrializzazione ecosostenibile.
Civitavecchia possiede competenze, collocazione strategica e progetti che potrebbero inserirla in una filiera industriale innovativa, con ricadute occupazionali significative.
L’inerzia del Governo e del MASE sta invece scoraggiando investimenti e alimentando ulteriore incertezza.
In questo scenario, la CGIL rivendica il ruolo attivo svolto e che continuerà a svolgere sul territorio. Il sindacato non si è limitato alla denuncia, ma ha contribuito in questi anni a costruire proposte e alternative concrete, mettendo al centro lavoro di qualità, sostenibilità ambientale, valorizzazione del porto, economia del mare, nuove filiere
industriali ed energetiche. La CGIL ha promosso vertenze, elaborazioni e momenti di confronto, dimostrando che la riconversione è possibile, ma solo se sostenuta da scelte politiche chiare e strumenti adeguati.
Ribadiamo con forza un principio fondamentale: non può esistere transizione senza lavoro, né sicurezza energetica costruita sacrificando territori che hanno già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali, sociali e sanitari. L’indeterminatezza non è neutra: produce paralisi, frena lo sviluppo e scarica i costi sulle comunità locali.
Per queste ragioni, la CGIL Civitavecchia Roma nord Viterbo e l’intero comprensorio chiedono che il Governo, i Ministeri competenti e la Regione Lazio assumano finalmente decisioni formali, trasparenti e vincolanti, aprendo una fase vera di riconversione industriale ed energetica e restituendo al territorio certezze, prospettive e futuro.
La CGIL continuerà a mobilitarsi insieme alle lavoratrici e ai lavoratori affinché
Civitavecchia non venga condannata all’immobilismo, ma possa costruire un modello di sviluppo fondato su lavoro, diritti e sostenibilità. Le parole non bastano più: servono scelte politiche chiare e atti concreti, ora.
CGIL Civitavecchia Roma nord Viterbo
CGIL Roma e Lazio
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