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Ascanio Celestini: “L’importante è partire dal proprio territorio”

Intervista all’attore che è tornato sul palco a Cerveteri dopo lo stop da Covid-19 alla cultura

Nello spettacolo al quale abbiamo appena assistito apri con la situazione di un rubinetto che goccia e di nessuno che si alza a chiuderlo, hai inoltre elaborato personaggi tipo Tony Mafioso, Tony Monnezza, Tony Camorrista. Immagini che lasciano l’amaro in bocca. Come sarebbe un Ascanio ottimista?

Nel teatro i personaggi da sempre più affascinanti sono quelli che vivono situazioni negative. Quello che accade sul palcoscenico non è quello che accade nella vita, serve per allenare lo sguardo ad una visione diversa dalla realtà. Vediamo il funzionamento della vita e poi, a sipario chiuso, la nostra vita ricomincia.

Ascanio Celestini hai evocato l’Italia definendola “piccolo paese”. Il “piccolo paese” è democratico ma rimane sempre lo stessa. Anche i cosiddetti movimenti alla fine hanno fallito, è di queste settimane la zuffa nel M5S. Quindi l’alternativa resta la sinistra radicale?

L’importante è partire dal proprio territorio, ce lo dice anche una scuola nuova che parte da quello che sta succedendo.  La forza dei movimenti oggi è nei territori. Territori più violentati come la Val di Susa se ne rendono conto prima, lì c’è una società che ti sfonda la porta di casa, allora devi prendere posizione inevitabilmente. La politica si fa nella propria famiglia, nella propria scuola, nel proprio ospedale.

Recentissima la presa di posizione di Biden che vorrebbe togliere i brevetti dai vaccini con il no della Merkel, che ne pensi?

 Questa appunto è una questione grossa. Inciterei tutti a lavorare su una idea di una sanità territoriale lì noi sappiamo dove mettere le mani.

Se domani ti svegliassi ministro della Cultura che faresti?

Mi rimetterei subito a dormire. Non sarei un buon ministro, faccio un altro mestiere.

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